Il punto sull’erosione marina ad Ostia

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Il 2 luglio il prof. Piero Bellotti, è intervenuto al “Tavolo sul Waterfront” descrivendo la realtà dell’erosione marina sul nostro litorale. Riportiamo qui la sua presentazione che gentilmente ci ha messo a disposizione.

Il prof. Bellotti è docente presso il Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università di Roma “La Sapienza”

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Ampliamento del Porto di Ostia

Non considerati gli equilibri ambientali e gli interessi della cittadinanza

“Intendiamo porre  l’attenzione” – dice M. Gabriella Villani, presidente del  WWF Litorale Romano – “sul caos portuale che insiste sul nostro litorale. Prima della costruzione del Porto di Ostia si disse che la nuova infrastruttura avrebbe portato ordine ma così non è stato. Infattti oggi ci troviamo una situazione ancora più grave riguardo alla  portualità di Fiumara Grande e Fiumicino. Invece di ampliare il porto di Ostia sarebbe  urgente risolvere i problemi di forte disordine e irregolarità degli approdi e dei rimessaggi che insistono nell’area di foce.

La Regione Lazio non ha un piano dei porti, fondamentale per una corretta gestione del territorio costiero. Infatti i porti sono infrastrutture estese e di elevatissimo impatto  a mare e a terra, considerando i relativi collegamenti viari di accesso. Incidono pesantemente sull’ambiente, richiedono quindi un piano di livello regionale quale strumento di governo del territorio, un governo che dovrebbe essere partecipato e quindi nel migliore equilibrio possibile con le diverse esigenze e le relative problematiche ambientali e territoriali.

Le strutture portuali interesserebbero un’area considerevolmente più vasta dell’attuale. Ricordiamo che il precedente progetto aveva a suo tempo già adottato una serie di accorgimenti atti a minimizzare l’impatto su quest’area estremamente delicata ed importante della foce del Tevere. Infatti qualsiasi struttura rigida collocata in mare costituise una barriera e quindi impedisce il trasporto di sedimenti indispensabili per il mantenimento dei litorali sabbiosi.
Ci chiediamo che tipo di risposte a questo problema abbia offerto la  Valutazione Ambientale Strategica (VAS), processo finalizzato ad integrare le considerazioni di natura ambientale rispetto ad altri interessi e, quindi, a valutare gli effetti ambientali di infrastruttuere di diversa natura, tra cui i porti.

Per il Porto Turistico c’è un evidente interesse di un gruppo di imprenditori privati mentre per un azione di governo portuale di tutta l’area alla foce si dovrebbe agire nell’interesse della cittadinaza,  del XIII Municipio di Roma e del Comune di Fiumicino ma anche di quello degli imprenditori balneari. I nostri imprenditori che si battono tanto per conservare i privilegi delle concessioni per le “loro” spiagge  contro le direttive dell’Unione Europea, dovrebbero battersi piuttosto per preservare la qualità ambientale del bene che gestiscono.

La qualità delle spiagge è influenzata dalla qualità delle acque che lambiscono gli arenili. L’inquinamento ed i problemi ambientali delle acque del Litorale Romano sono determinate dallo stato di salute del Tevere. Se il fiume è sano il mare è sano e per avere un fiume sano occorre che tutte le attività che insistono sul suo corso, maggiormente quelle più vicine alla foce, siano rispettose degli equilibri ambientali.”

Comunicato stampa, 11 Giugno 2011
Info: M. G. Villani 347 8238652

IL NUOVO PORTO TURISTICO DI FIUMICINO

 
QUANDO UN’OPERA DI “ECOCOMPATIBILE” HA SOLO IL NOME

Negli ultimi anni stiamo assistendo al varo di decine di progetti relativi ad infrastrutture portuali nella nostra regione. Queste proposte troverebbero secondo le Ammionistrazioni riscontro di regolamentazione nel presunto ”aggiornamento del piano di coordinamento dei porti della regione Lazio” del 1998 che ha stabilito quanti porti o approdi potessero essere realizzati sulla nostra costa, il numero di posti barca previsti e la tipologia dell’approdo; tale programmazione sembrerebbe essere stata poi confermata nel “piano della mobilità della regione lazio” le cui linee guida sono state emanate nel 2006.

Nel contesto di questa “escalation degli approdi” si è inserita ieri mattina la presentazione della progettazione relativa al nuovo porto turistico di Fiumicino la cui realizzazione, stando a quanto si apprende dalla stampa, presenterebbe notevoli criticità ambientali connesse alla sua posizione ed al suo dimensionamento: 77 opere a mare, 27 a terra e 5 per l´area cantieristica, strade, infrastrutture e centri commerciali. Questi numeri indicano che l’opera non può assolutamente essere definita ecocompatibile.
Questa opera rappresenta un doppione.
 
A cosa servono due porti turistici posti a poche centinaia di metri l’uno dall’altro? Ricordiamo che per il porto turistico di Ostia è già previsto l’ampliamento e osserviamo, inoltre, che è in programma la realizzazione di un terzo porto commerciale – crocieristico. Tre porti nel breve spazio di qualche chilometro.
La dimensione degli interventi portuali previsti, oltre al prevedibile danno ambientale, avrà forti ripercussioni sulle strutture ed infrastrutture dell’entroterra.

E’ noto a tutti che negli ultimi anni la costa ha continuato a soffrire per un fenomeno iniziato ormai da più di 30 anni che ha subito un’accelerazione nell’ultimo decennio: l’erosione costiera. Dai dati che emergono da studi nazionale e internazionali riguardo al fenomeno risulta abbastanza evidente il ruolo preminente giocato da strutture e infrastrutture rigide protese in mare, nella fattispecie porti, scogliere e approdi; tali strutture infatti deviano verso il largo, o arrestano determinandone l’accumulo sottoflutto, dei sedimenti fluviali che costituiscono il materiale di ripascimento naturale con la deposizione sulle coste sabbiose e creando giochi di correnti che sovraflutto invece determinano una erosione molto accentuata.

In effetti il problema erosione è stato attentamente studiato, tanto che la regione ha prodotto una serie di documenti legislativi, sono state deliberate leggi regionale per la difesa delle coste e la nostra regione è entrata come partner in progetti internazionali per il monitoraggio e la difesa delle coste dal fenomeno erosivo.
Paradossalmente, invece, nulla è stato fatto per modificare i progetti già approvati da decine di amministrazioni; tutti i progetti in questione, e quello di Fiumicino non fa eccezione, prevedono la costruzione di moli e avamporti rigidi protesi per decine e a volte per centinaia di metri a mare.
Esistono studi sull’impatto ambientale di tali strutture e sulle modificazioni che non sono solo sulla linea di costa ma anche su tutti gli ecosistemi che insistono su questa particolare struttura geologica che è la duna.
“Ancora una volta assistiamo alla presentazione di Piani e Programmi privi della Valutazione Ambientale Strategica, strumento obbligatorio al fine di comprendere realmente il raggio degli effetti delle scelte dell’ Ammministrazione sul territorio a salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – E’ inaccettabile e ricorreremo in tutte le sedi nazionali ed europee per porre fine a questo comportamento che ogni anno determina un danno ambientale incalcolabile e soprattutto erariale per condanne da parte della Comunità Europea per l’inosservanza dei principi comunitari, a cui tutti noi cittadini dobbiamo fare fronte economicamente”.